Kevin
Swierkosz-Lenart
GUITARIST COMPOSER
“Le sue opere per e con chitarra denotano una mano colta e, al tempo stesso, un’immaginazione musicale fresca e disinvolta, che sa evitare sia le banalità idiomatiche sia gli accademismi da primo della classe.”
“Sebbene sia da molto tempo collegato al mondo della chitarra, Kevin Swierkosz-Lenart è, per così dire, un compositore appena nato. Le composizioni di Kevin sono autentiche e profonde esplorazioni della sua umanità; sono opere creative che sono concepite con grande ispirazione e intelligenza“.
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Lingua e linguaggio in Gilardino
E allora andiamo a vederla più nel dettaglio Sonata Mediterranea. Composta nel 2004, essa segna un ritorno caratterizzato da una nuova freschezza alla forma sonata. Il brano si articola in tre movimenti, e nasce dall’idea di omaggiare Mario Castelnuovo-Tedesco, idea suggerita dall’amico Frédéric Zigante che avrete il piacere di ascoltare fra poco. Il primo movimento, intitolato “Cipressi”, è per l’appunto concepito come un omaggio al compositore fiorentino. La composizione si distacca leggermente dallo stilema della sonata gilardiniana, caratterizzata da un netto cambio di tactus fra i due temi e dalla frequente introduzione di terzine in un secondo tema lirico, per differenziarlo sensibilmente dal carattere ritmico del primo: qui abbiamo piuttosto un continuum dattilico (nota lunga, due note brevi, esattamente come per il piede metrico omonimo) che apre il brano e lo percorre trasversalmente, cedendo il posto transitoriamente a un secondo tema caratterizzato da un piano fluire di semiminime, entro una medesima cornice di tempo. Riguardo al titolo mi sembra opportuno citare le parole dello stesso Gilardino: “I cipressi evocati nel titolo non sono alberi cimiteriali. Nella tradizione etrusca, al contrario, il cipresso celebrava la vita, e alla sua ombra si svolgevano balli e feste.
A cosa serve una psicoterapia
La nevrosi è il modo in cui ho scelto di essere al mondo. Lo rivendico. Lo difendo. Sì e no. Sacro e profano. Bene e Male. Esistono uomini, dicono i Sufi, per cui il Paradiso è ancora soltanto una prigione. Io voglio essere un uomo così. La psicoterapia serve: è servita a me e sono convinto che serva ai pochi, pochissimi pazienti con cui l’ho praticata. Eppure non riesco a non trovare sublime la scena del funerale della psicoterapeuta, in Ma che colpa abbiamo noi di Carlo Verdone, in cui un personaggio completamente fuori di testa si alza ed inizia ad urlare in chiesa sono tutte chiacchiere! Non serve a niente!

